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A scuola c’è bisogno di gentilezza, intesa come movimento interiore verso la costruzione di relazioni di accoglienza, di rispetto e di benevolenza. La gentilezza a scuola non si nutre solo di gesti formali, ma diventa essa stessa approccio, prospettiva, sguardo, costruzione di luoghi immaginari e quindi veri. Quest’anno oltre 70 scuole, sparse in tutto il territorio nazionale, hanno assunto la gentilezza come valore distintivo per la costruzione di relazioni positive. Tante le declinazioni, tante le prospettive, tanti i segnali per un cambiamento di stile, attraverso le parole della comunicazione non ostile nel web e nella quotidianità, la stesura di carte dei valori condivise, l’accoglienza di ogni persona come cittadina di diritto della scuola di tutti, la pratica didattica scandita da gesti di gentilezza inclusiva, lo sguardo bambino che osserva e contempla la natura, gli infiniti percorsi e cammini che si diramano tra i rivoli calmi di torrenti della riflessione e cime dello sguardo. Prospettive e intrecci, insomma. Scuole in cammino, si diceva, scombinate e trasformate in mappe delle parole belle, o in settimanali della gentilezza, disegnate dalla mano di Sara Vincetti, e poi modificate, plasmate e vivificate da tante e tanti bambini e ragazze di tante scuole, perché la gentilezza non abita in una formula stereotipata, ma vive e rivive nella costruzione di luoghi dove nessuno e niente è straniero, nemmeno l’emozione. Scuole alla ricerca del gesto naturale, con bambine/i e ragazze/i che ne rappresentano il cuore. E dove ci sono adulti bambini capaci, come lo fa da anni Marianna Vaccalluzzo, di osservare e documentare nel gesto forse più umanamente gentile possibile: cogliere lo stupore dello sguardo verso l’ambiente naturale, rispettarlo e farne racconto condiviso.
Con Alberto Ardizzone Marianna Vaccalluzzo Sara Vincetti

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