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Da alcuni anni è in corso una riflessione e un’opera di rivalutazione di questi ordini di scuola, spina dorsale per la tenuta e lo sviluppo del lavoro e dell’industria italiana, e quindi del livello di benessere del Paese. I problemi che l’istruzione tecnica e professionale si trova ad affrontare sono di diversa natura. Nei percorsi formativi e riguardo gli sbocchi lavorativi sembra dominare una grande indeterminatezza, il che non favorisce le scelte più opportune. L’orientamento scolastico consiglia ai meglio scolarizzati di scegliere un liceo per proseguire gli studi; gli istituti tecnici e professionali sono generalmente considerati di minore prestigio sociale; ancora debole nella nostra cultura è poi la valutazione del “saper fare”. Infine, la maggioranza delle famiglie ignora le opportunità lavorative offerte da una buona preparazione tecnico-professionale. I dati riguardo le iscrizioni rivelano che studenti e famiglie tendono a premiare i licei, e qualora la scelta riguardi altre scuole, essa avviene sovente per “sottrazione”: si sceglie un indirizzo che non contempli materie specifiche poco apprezzate. Per la scuola, il compito primario dal punto di visto formativo dovrebbe allora consistere nel riconoscere interessi e preferenze degli studenti valorizzandole o aiutando a scoprirle. Occorre ancora ricordare che molte aziende non trovano lavoratori e denunciano un grave mismatch tra offerta delle imprese e formazione. Eppure, recenti interventi riformatori hanno introdotto nei tecnici e professionali importanti novità curricolari. Ci sono esperienze di provata eccellenza che consentono l’acquisizione di competenze strategiche e critiche, oltre che sensibili alla cultura umanistica. Crocevia di queste dinamiche sociali e formative, la formazione tecnico-professionale oggi cosa può offrire agli studenti e al Paese? e cosa chiede?

Con Maria Grazia Demaria, Ludovico Arte, Sabina Minuto, Elisabetta Biella, Roberto Proietto.

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