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Crediamo che la scuola sia un valore in quanto esperienza di conoscenza e di relazione capace di tenere insieme pratiche e discorsi sul funzionamento e sul senso delle cose: lo “spirito di geometria”, la convivenza civile, la sensibilità per l’umano. Ma nel tempo del COVID la scuola deve modificare i suoi riferimenti culturali e pedagogici? Deve dotarsi di nuove strumentazioni? Deve riorganizzare le proprie offerte?Riteniamo che la scuola abbia il compito primario di tenere insieme la conoscenza e la convivenza, il sapere, la relazione e il pensare in un contesto reale di comunità, e che le risorse a disposizione per realizzare questo compito consistano soprattutto nel considerare insegnamento e apprendimento come opera comune, collettiva: insegnare insieme e apprendere insieme. Crediamo che la scuola abbia individuato anche linee strategiche in grado di favorire l’eccellenza formativa. Ma oggi – in un tempo in cui pare che tutto il dibattito sia tra difensori della didattica a distanza e difensori della “scuola di un tempo” – è ancora un valore la classe/la scuola come ambiente/comunità di apprendimento? Alla luce delle due modalità di lavoro (presenza/distanza), occorre ripensare i curricoli? E’ possibile infine rintracciare ancora una convergenza sui valori della scuola? La pandemia ha modificato le attese nei confronti della scuola? In quale direzione?

Con Milena Santerini, Andrea Gentili, Stefania Giacolone e Agostino Frigerio.

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