Mentre ci prepariamo al laboratorio che condurremo a SFIDE (il 23 marzo alle 18) su come affrontare le emergenze sociali e la povertà educativa nei servizi zerosei,  il pensiero va subito a Samiul, ad Aliou e a tanti altri bambini e bambine che incontriamo nelle nostre scuole e nei nostri nidi.
Bambine e bambini che non parlano italiano, che non lo comprendono, che patiscono il distacco, che a casa vivono realtà molto differenti, mangiano cibi diversi da quelli che troveranno nelle nostre mense, bambini e bambine che possono passare infinite ore prive di alcun senso nei nostri servizi.
Sta a noi aiutarli nel processo di creazione di significati, aiutarli a trovare le chiavi di accesso, tramite un meticoloso lavoro di cura: organizzare ambienti, materiali, situazioni che sostengano le scoperte, gli apprendimenti, l’autonomia, la socializzazione. A noi adulti il compito di imparare e sperimentare 100 linguaggi per arrivare a questi bambini, per inserirli nella vita quotidiana, imparando a leggere in modo rispettoso i loro silenzi, i loro sorrisi e i piccoli passi compiuti verso l’altro, verso la comunità.
Osservare, ascoltare, anche con un po’ di disagio, Coumba, prima di capire il suo modo di cercare la relazione, prima di sapere leggere il messaggio nascosto nelle sue corse in classe a piedi nudi, nei suoi canti sottovoce, nel suo venire in braccio per sentire l’odore della pelle della maestra. Quanto tempo prima di capire che il suo ritmo deve diventare il ritmo dell’adulto che vuole trovare una via di accesso al suo mondo, per saperla accogliere lì dove lei si sente al sicuro.
Quanto tempo in cerchio, quante domande, quanti tentativi, prima di sentire quelle voci che escono timidamente, e quanta gioia il giorno in cui si è alzato Samiul: “maestra la scuola è bello!”.
Aliou immediatamente alza la mano “questo è da scrivere lì”, sul calendario degli eventi speciali.
È sempre in cerchio che Yaseen finalmente ci mostra di non sentirsi arrabbiato, attacca la molletta nella sezione della tristezza, dopo è il turno di Sabrina, una bambina osservatrice e timida, “oggi sono felice perché Yaseen non è più arrabbiato”.
Brevi immagini, narrazioni quotidiane, per dirci che non è mai tempo sprecato, e che sì, come ben diceva Rodari nel suo Promemoria, “ci sono cose da fare ogni giorno”. Costruire contesti comprensibili, dare parola a tutti e tutte, aiutarli a riconoscere le proprie emozioni e quelle altrui, valorizzare le differenze, rendere ogni bambino e ogni bambina visibile e parte di un tutto.

Come attrezzarsi per saper restare in ascolto e poter poi rispondere in modo adeguato?
Come organizzare il contesto fisico, la giornata educativa, in modo che ciascun bambino e bambina possano trovare occasioni di
crescita armonica e stimolante?
Come organizzare lo spazio, prima di tutto nella mente degli adulti educatori, perché tutti possano trovare il modo di abitare i servizi zerosei?

Di questo ragioneremo insieme, nell’incontro in programma a SFIDE (il 23 marzo alle 18:00)

Formatrici (e autrici dell’articolo): Valeria Vismara e Valeria Spanu, docenti del Movimento di Cooperazione Educativa, gruppo di ricerca Nazionale zero-sei . Valeria Vismara lavora presso l’Istituto Comprensivo “Don Milani” di Vimercate (MB). Valeria Spanu presso l’ Istituto Comprensivo “Maddalena Bertani”, nella scuola ad area a rischio “Il Delfino”, situata nel centro storico genovese.