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MILANO

SFIDE – La scuola di tutti
3ª edizione
Rinviata al 27-29 novembre 2020

Costruiamo la scuola di domani

Qui la segnalazione di articoli e brevi testi che promuovono positive e propositive considerazioni sulla scuola al tempo del Covid. Pubblicheremo  materiali e proposte di didattica a distanza elaborate considerando come principi orientativi l’insegnare e l’apprendere insieme, l’esperienza diretta, l’interazione e il ragionamento condiviso.


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Settembre 23, 2020 0

Questa settimana una proposta didattica di matematica,  diretta ad alunni di scuola secondaria di primo grado e di biennio di secondaria di secondo grado. In questa attività di problem solving gli studenti mettono in campo:

  • il ragionamento proporzionale per risolvere problemi in situazioni reali 
  • capacità argomentative per spiegare le loro strategie risolutive 
  • capacità di modellizzazione matematica 

Il lavoro si svolge in gruppo e si articola in più fasi:

  • Fase 1: sfida 
  • Fase 2: calcolo convenienza tra due alternative, in situazioni specifiche
  • Fase 3: generalizzazione e modellizzazione 
  • Fase 4 presentazione dei risultati dei vari gruppi e discussione

Gli studenti  utilizzano la calcolatrice o il foglio di calcolo e compilano le schede di lavoro in Drive, in modalità di condivisione. La proposta può essere ampliata con attività di approfondimento per i gruppi più motivati  L’insegnante svolge il ruolo di supervisione e valuta sia la partecipazione, sia i prodotti degli alunni. Qui le indicazioni per il docente e le schede di lavoro per gli studenti.

L’attività prende spunto dal lavoro di Dan Mejer sulla matematica visuale

Se qualche collega sperimenta l’attività in classe può scrivere come commento le sue riflessioni che saranno molto gradite

Aurora Mangiarotti

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Officine scuola

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Settembre 16, 2020 0

Cosa nascondono le 10 cifre?

Primi giorni di scuola, prime attività di ripasso. Se oggi riprendete i numeri  in una classe di seconda primaria, cosa c’è di meglio di un  gioco che ha come protagonista il disegno? Prima di affrontare attività operative e manipolative su numeri e quantità, vi propongo di iniziare con questo gioco.

L’insegnante scrive alla LIM  le cifre dallo zero al nove e le riprende con i bambini; poi incuriosisce la classe dicendo  che in ciascuna delle cifre  si nasconda qualcosa: un oggetto, una forma, un animaletto, un personaggio… I bambini si stupiranno, faranno domande: a quel punto  svela la sorpresa disegnando a mano libera alla LIM alcuni curiosi personaggi.

Di seguito un breve video

Il gioco prosegue chiedendo ai bambini di scegliere un numero e di far comparire come per magia quello che secondo loro nasconde. L’insegnante raccoglie tutti i disegni sulla jamboard condivisa. I bambini commentano i lavori e poi, a gruppi, scelgono alcuni personaggi per inventare un racconto matematico.

Un’altra attività che completa la lezione è  chiedere ai bambini di osservare alcuni oggetti in aula o immagini (clip art opportunamente scelte) proiettate sulla LIM, per  scoprire il numero che nascondono; i bambini devono descrivere con le loro parole dove si trova il numero.

Obiettivi dell’attività: coinvolgere i bambini, creare un clima classe favorevole all’apprendimento, sviluppare manualità e  pensiero creativo.

Buon lavoro!

Video di  ispirazione  e altre risorse dal web:

Aurora Mangiarotti

 

 

Officine scuola


Settembre 10, 2020 0

Segnaliamo l’articolo: Anche a distanza non c’è didattica senza relazione, dal sito: La casa degli insegnanti.

http://www.lacasadegliinsegnanti.it/anche-a-distanza-non-ce-didattica-senza-relazione/

L’elemento fondante – anche della didattica a distanza – non può che essere la capacità di mantenere e custodire l’umanità all’interno della comunicazione.

Officine scuola

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Settembre 9, 2020 0

In Google Arts & Culture, non solo si esplorano innumerevoli tesori storico-artistici conservati nei più importanti musei di tutto il mondo, ma è anche possibile conoscerli attraverso giochi didattici nell’ambiente “Google  experiments of Art e culture”.

Questa settimana ci occupiamo del gioco  Visual crossword. L’attività consiste nel risolvere  cruciverba visuali dove le caselle sono da riempire tramite trascinamento di immagini di opere d’arte. Non ci sono definizioni da decodificare, solo brevi intestazioni di riga e di colonna che riportano i nomi  di pittori o di correnti artistiche. Questo gioco può diventare “l’innesco” per una attività didattica collaborativa, trasversale alle discipline di arte, italiano e storia per alunni del primo ciclo.

Prima fase

Gli alunni giocano singolarmente al cruciverba visuale, cliccando sul pulsante “Launch experiment” .

L’immagine documenta il primo livello del gioco:  la schermata contiene due colonne, ciascuna con tre tessere, e relative intestazioni (Arte contemporanea e Arte rinascimentale); sotto sei immagini da trascinare  nella giusta colonna. Vengono messe in gioco conoscenze su correnti artistiche e  autori protagonisti del cruciverba. Quando il cruciverba è completato correttamente, si passa al livello successivo. Alcuni collocamenti richiedono una certa riflessione: per esempio nel cruciverba relativo a Gauguin (riga) e Van Gogh (colonna), quale opera inserire all’incrocio di riga e di colonna? E perché? Gli studenti possono anche effettuare ricerche in rete per svolgere l’attività. Dopo il completamento di alcuni livelli del gioco, l’insegnante invita gli alunni a scegliere un pittore tra quelli incontrati e a descrivere una sua opera, mettendo in evidenza i tratti distintivi della sua arte.

Seconda fase.

Gli alunni a coppie  inventano un cruciverba visivo scegliendo opere di  due pittori  e lo realizzano in Google Jamboard con al massimo 6 tessere. Essi devono accompagnare il cruciverba con  una scheda descrittiva delle opere scelte (usano Google docs condiviso). I cruciverba realizzati vengono proposti ai compagni.  

Esempio  

La jamboard di esempio è in modalità visualizzazione, per giocare, crearne una copia.

Valutazione

I prodotti realizzati (cruciverba visuale e scheda descrittiva delle opere)  sono oggetto di  valutazione  da parte del  docente,  in base ai seguenti indicatori:

  • organizzazione del cruciverba visuale
  • ricerca di immagini nel rispetto del copyright
  • adattamento delle immagini
  • qualità della scheda descrittiva delle opere (viene dato un modello)
  • correttezza dei contenuti della scheda

Ai ragazzi viene consegnata anche una scheda di autovalutazione  

Aurora Mangiarotti

 

 

Officine scuola

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Settembre 2, 2020 1

In attesa di Sfide 2020 che sarà proposto online a Novembre,  sul sito troverete spunti per attività didattiche laboratoriali, suggerimenti sull’uso di strumenti   o  riflessioni sui temi caldi del rientro. 

Dedicherò alcuni post alla piattaforma Google art e culture, un progetto Google di promozione culturale, con un enorme potenziale educativo e didattico.

La prima proposta riguarda la collezione “Esperimenti di arte e cultura” Art colouring book 

 

I girasoli di Van Gogh sono gialli, ma i tuoi li puoi dipingere giocando con la fantasia! Con il tool Art coloring book si possono colorare opere d’arte famose e persino monumenti di Street View.

Gli album da colorare sono da sempre uno strumento preferito dai bambini, ma sono ormai ampiamente popolari anche tra gli adulti che hanno scoperto quanto sia liberante dedicare un po’ del loro tempo libero a questa attività.

Dal sito https://cutt.ly/GfxtcnS , cliccate su “Launch experiments”: comparirà una galleria di dipinti d’autore tra cui scegliere. Una volta fatta la selezione,  si apre la tavolozza in cui abbiamo il quadro da colorare.

La scrivania della tavolozza propone un’immagine del quadro e informazioni sull’autore, sul museo dove è esposto, nonché un link esterno per approfondimenti. I bambini possono esercitare i loro talenti e la fantasia, e nello stesso tempo avvicinarsi alle opere d’arte, mentre i docenti progettare attività interessanti o rilassarsi a casa colorando un po’. Qui un activity book.

Buon divertimento!

Aurora Mangiarotti


 

 

Officine scuola

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Settembre 1, 2020 0

Mai come adesso un nostro piccolo gesto può significare molto per tutti. Scaricare l’App Immuni è un atto di responsabilità civica collettiva, perché consente di salvaguardare la nostra salute, quella dei nostri cari e di tutta la società. Tale atto acquista un valore ancor più importante se si fa parte di una comunità scolastica, dove è fondamentale riconoscere tempestivamente i rischi di contagio e mettere immediatamente in campo tutte le procedure per contenerli. Si tratta solo di un piccolo gesto, ma che può salvare la vita a tanti: www.immuni.italia.itt  

Stefania Giacalone 

Officine scuola

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Giugno 17, 2020 0

La lavagna  nell’immaginario collettivo è legata alla scuola.  Fino a un paio di decenni fa e forse ancora per tanti oggi, ad un’idea di scuola tradizionale: uno strumento indispensabile per le spiegazioni e per le interrogazioni, specialmente nelle materie dell’area tecnico-scientifica. Poi pian piano la lavagna di ardesia su cui scrivere con il gesso e quella di metallo bianca su cui operare con il pennarello, sono  andate in disuso perché sostituite dalla LIM che ha segnato un cambio di passo  notevole per tanti docenti: la proiezione di video, la lettura di articoli o l’ascolto di audiolibri, la navigazione in rete alla ricerca di informazioni, lo svolgimento di attività di gamification, i viaggi virtuali con Google maps e la possibilità di registrare le sempreverdi lezioni del docente (spiegazioni frontali e interrogazioni)  da mettere a disposizione degli studenti che  sentono il bisogno di rivederle. Con la didattica a distanza, la LIM è rimasta in classe, ma  i software hanno potuto fornire un decoroso servizio durante le lezioni sincrone, grazie alla condivisione dello schermo da parte del docente. Da non trascurare la lavagna incorporata in alcune piattaforme per il webinar (es. Zoom) con cui proporre spiegazioni o mostrare immagini, testi che il docente commenta. In questo articolo vi voglio parlare d lavagne “aumentate” ossia di lavagne che ci mettono a disposizione funzionalità più potenti quali la condivisione, l’interazione e la possibilità di lavorare a più  mani.

Jamboard

Intendo presentavi la mia esperienza sull’uso di Jamboard, la lavagna di Google che è integrata nella gSuite, ma anche disponibile per l’account personale gmail. Per me è stata una vera scoperta, non certo per lo strumento in sé, ma per la creatività nell’impiego, via via che la usavo insieme ai corsisti nei laboratori per neoassunti. Jamboard è una lavagna essenziale con minime funzionalità, che ho apprezzato inizialmente per le caratteristiche di gratuità, semplicità d’uso e possibilità di condividere. Via via che la usavo ne scoprivo le diverse applicazioni e i differenti  livelli di integrazione nella didattica, secondo il modello SAMR. Di seguito alcuni esempi che ho selezionato proprio in base al modello SAMR

Substitution     SAMR

La tecnologia si sostituisce alla carta e penna e non aggiunge quasi nulla a livello cognitivo; in questo caso la jamboard ha ricoperto il ruolo della vecchia lavagna di ardesia

Augumentation    SAMR

La tecnologia rende possibile l’interazione tra docente e studente: a distanza; lo studente risolve un  esercizio e l’insegnante interviene con spiegazioni aggiuntive.

La lavagna è stata usata per pubblicare i lavori di tutti gli studenti ricreando in parte il clima classe

La lavagna per i saluti e i consigli di lettura estiva

SAMR Modification

La tecnologia favorisce la costruzione collettiva di conoscenza grazie alla condivisione. Una attività di brainstorming di classe sul Covid 19 (per la secondaria di secondo grado)

Qui una attività di problem solving di gruppo (per la secondaria di secondo grado)

SAMR Ridefinition 

Creatività Ossia  tutto quello che possiamo fare grazie alla tecnologia

Con la jam si possono creare tanti giochi  da proporre durante i webinar o da svolgere individualmente (per la primaria e la secondaria di primo grado). Gli anagrammi

Oppure un avvio al pensiero computazionale: dalla lettura dell’albo illustrato al riordino delle  sequenze del racconto con il supporto di un adulto (scuola dell’infanzia e primo anno primaria)

Qui il link ad una raccolta più ricca, grazie anche al contributo dei corsisti dei laboratori Neoassunti di Pavia (IIS Cairoli), di Ostiglia (IIS Galieli) e di Asola (IC Asola)

[email protected]

Officine scuola

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Maggio 12, 2020 0

Riflessione di Agostino Frigerio di Sfide – La scuola di tutti

Cosa ci insegna la pandemia? Domanda retorica o provocatoria, un senso l’interrogativo ce l’ha. Provo a rispondere, in maniera opinabile, riguardo la scuola.

  1. La scuola, nel suo compito di insegnamento, ora ricorre alla didattica a distanza – che è necessaria, non essendoci alternative, e che può offrire occasioni importanti per rinnovare modi di fare e di pensare.  Ne emergono virtù e vizi, diciamo così, del fare scuola. La prospettiva, ancora un po’ confusa, prevederebbe poi una continuazione di momenti di didattica a distanza e di momenti in presenza, oltre a una riorganizzazione delle classi e del tempo scuola. Insomma, verrebbero a consolidarsi modifiche delle tradizionali routines scolastiche con l’aggiunta di un distanziamento fisico che rischia di divenire sociale: ad esempio non vedremo più bimbi o ragazzi che entrano od escono vocianti, disordinatamente, ma gomito a gomito, viso a viso, con quegli scambi verbali che rimandano a qualcosa che è accaduto ieri in classe o a qualcosa che si teme capiterà tra breve, quando l’insegnante comincerà a interrogare o a fare lezione. Nessuna gioia condivisibile per un bel voto, e la delusione per la nota da tenere dentro. Non un timido sorriso, né una arrabbiata parolaccia da spartire con i compagni.

Cambiano delle cose, evidentemente. Basta pensare allo spazio. Riporto un intervento del filosofo Carlo Sini sul tema: la classe, e in genere un gruppo che apprende, è “un gruppo di esseri umani che si trova insieme ad abitare uno spazio comune, non uno spazio infinito ma uno spazio a portata di mano; uno spazio destinato allo scambio di parole, gesti, immagini, ecc., in cui lo scambio è tutt’uno con lo stare insieme, con la relazione interumana; uno spazio in cui tutto ciò che avviene, lì a portata di mano, è da regolamentare, da adattare al meglio”. E tutti i giorni da richiamare, anche solo con uno sguardo fulmineo e severo, o un sorriso accattivante che accompagna un richiamo o un incoraggiamento. In classe il corpo è protagonista non assoluto ma primario: prova a muoverti durante la spiegazione di matematica! Spazio di conoscenza e di relazione, spazio di formazione. Cosa cambia ora? Credo che non lo sappiamo bene ancora, ma certo viene meno quel “a portata di mano” in base a cui siamo soliti ragionare.

Certo la distanza obbliga a diverse routines: quando spegni il collegamento dopo quattro o cinque ore di lezione, ti ritrovi non il compagno di classe con cui scambiare due parole, ma lo schermo nero davanti agli occhi.

Qualche domanda ce la siamo già fatta più volte, alcune cose già sono state dette.

Sembra quasi che questo virus abbia sbarrato le nostre due principali direzioni di marcia – insegnare insieme, apprendere insieme – per rimettere tutto in discussione.

Che ne sarà della socialità – e se guardo all’infanzia, alla primaria e alla secondaria di I° grado la penso molto fisica, molto vissuta nella prossimità -, quella socialità fatta di comunicazione extraverbale che tanto conta nella relazione? Che ne sarà della inclusione? Leggo che il 20% dei ragazzi rischia l’esclusione per problemi tecnologici. Dei bambini in difficoltà, dei ragazzi disabili? E del lavoro di gruppo? La scuola ora più che mai può, deve rappresentare un fattore di stabilizzazione delle relazioni e delle identità, che il lungo isolamento ha certamente messo alla prova. Infine, come faremo a condurre verso un apprendimento cooperativo digitale gli insegnanti che non hanno mai sperimentato la cooperazione in classe?

  1. Ma come faremo a settembre? Alcune ipotesi parlano di turnazioni, alternanza di presenza e distanza, riorganizzazione delle classi. Mi chiedo – pur essendo consapevole che non pare esistano alternative praticabili – se questo non condurrà ad un impoverimento della formazione, cognitiva e sociale. Troveremo modo di guadagnarci?

Innanzitutto mi chiedo – scusate l’insistenza un po’ petulante – se queste preoccupazioni sono generali e, nel caso, se riusciamo a farle oggetto di riflessione condivisa e di proposte comuni. Mi pare un compito politico importante. 

Poi, guardando la scuola da dentro, mi chiedo se possiamo trovare orientamenti per rendere il distanziamento una opportunità di socialità, di apprendimento collaborativo, di sviluppo di un apprendimento che richiede essenzialmente la partecipazione con altri. Evitando il riaffermarsi di un insegnamento frontale e trasmissivo. Insomma, forse dovremmo guardare – proprio per non perdere la relazione e la socialità – soprattutto a contenuti e modalità di lavoro in modo che il cognitivo, proprio per crescere, richieda una forte cooperazione, richieda un necessario e non artificioso rapporto con gli altri.

Sempre da dentro. Grave errore a mio avviso sarebbe oggi cercare di ripetere la scuola di prima a prescindere da quello che è successo. E cosi avviene ogni volta che si pensa di mantenere i contenuti di prima, comprimendoli nelle nuove forme (insegnamento a distanza, frequenza a giorni e gruppi alterni, e così via).

Credo che occorra rifocalizzare le finalità e poi riscrivere il curricolo, sapendo che il curricolo può venire insegnato, e appreso, secondo modalità differenziate. Parti del curricolo possono venire insegnate in presenza, parte a distanza; parte in forme ludiche, operative, mimiche, che se non è in grado la scuola di attuare, si possono realizzare aprendo la scuola a diverse agenzie culturali, e ad associazioni che fanno del sociale la loro missione.  

Insomma, se cambia la forma – il medium, il contenitore – anche il contenuto – il messaggio – cambia.

La scuola può rileggere il curricolo, assegnando alla distanza temi, contenuti, progetti che mentre curano la socialità dei ragazzi offrono loro di diventare protagonisti di un progetto, e facitori di un compito comune?

L’Europa – faccio un esempio – può diventare un tema/progetto della distanza? A questo allora aggancio la scrittura, la letteratura, le lingue, l’arte, la matematica e l’economia, la geografia e la storia, certo non secondo scansioni e tempi dei libri di testo e dei programmi canonici, ma rimettendo in gioco una linea evolutiva dell’insegnamento disciplinare, cercando collegamenti tra le discipline che lancio o riprendo in classe.

Per ricordare una vecchia canzone di Guccini, ha senso dire cose vecchie con il vestito nuovo? Vestito nuovo, vita nuova

  1. Guardiamo la scuola da fuori, adesso.

La scuola può farcela da sola? Forse no. La scuola ha insegnanti bravissimi, competenti e con visione educativa formidabile per la tenuta della società. Ma anche insegnanti che ce la fanno a fatica. Ma al di là delle personali virtù, per la scuola, per il suo buon lavoro, occorre risvegliare e raccogliere risorse extrascolastiche, “il più ampio contesto sociale”. E perché la ricostruzione di un tessuto sociale che era già frantumato e che questa pandemia pare non essere in grado di rigenerare, ma che abbiamo il dovere di ricostruire, perché questa grande operazione sociale e politica non può mettere inizialmente al centro la scuola, l’educazione, le nuove generazioni?

La scuola, consapevole del suo compito più grande di lei, riconoscendo umilmente i propri limiti, deve suscitare e raccogliere risorse ed energie dentro e fuori di lei perché la sua misura è il compito che la guida, non il limite che porta.

E chi può collaborare – allora – se non la “comunità” di cui la scuola è parte? Nessuna “comunità” nel vecchio senso che davano al termine i fautori delle scuole di appartenenza (forse qualcuno ricorderà antiche polemiche); no, dico la comunità sociale con tutte le sue varianti e ricchezze, la comunità civile di cui l’ente locale e le sue diramazioni ne è parte, in un quadro istituzionale ampio e generale, ma concreto. Quell’ambito locale di partecipazione a qualcosa di comune che vale per tutti: sostanza della democrazia, di una democrazia solidale, perché solo questa solidarietà la rende solida. Così gli insegnanti possono ben essere accompagnati da tirocinanti (che per esempio dedicano un intero anno di formazione a una scuola), volontari di associazioni che si occupano del tempo libero, degli orti scolastici, di seguire i compiti, e così via. Finora ciascuno spesso a casa propria, a distanza dagli altri. I doposcuola che non riescono a divenire interlocutori della scuola, la scuola che li ignora, fingendo di non sapere che sono frequentati da molti dei suoi ragazzi. Ora gli spazi e le competenze vanno messi a disposizione, non gelosamente trattenuti: serve una collaborazione locale che sostenga un percorso di cui la scuola ha la regia ma che anche altri seguono, cui molti cooperano. Altrimenti la scuola non ce la fa: giorni a scuola, giorni a distanza, nuovi orari e tempi per l’insegnamento. Chi ce la fa, ce la fa, ma chi arranca, si perde.

Eppure, anche nel cambiamento dei modi si potrebbe trovare una forma di coinvolgimento dei più deboli, cui forse il format scolastico precedente non andava un granché bene.  Sì, anche questo è possibile: non solo ragazzi da recuperare, ma reinventare una relazione con loro. Una possibile rinascita?

Quindi è possibile nutrire speranza, certo, altro che!, ricordando un pensiero di Vaclav Havel: “La speranza non ha niente a che vedere con l’ottimismo. Non è la convinzione che qualcosa andrà bene, ma la certezza che qualcosa ha un senso, indipendentemente da come finirà”.

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