Chi non la vive (per mestiere o età anagrafica) non lo sa, non sa cos’è l’adolescenza. Territorio di confine che sfugge a ogni definizione, fatto di luci e ombre – e di sfide inimmaginabili per noi che siamo adulti, figuriamoci per chi si affaccia per la prima volta oltre la soglia protetta e spensierata dell’infanzia –, non vale essere stati una volta adolescenti, per capirla. Perché il cammino esperienziale non è mai lo stesso, non lo è stato per noi rispetto ai nostri padri e non lo è ugualmente per i nostri figli.
Eppure quel confine è cruciale, perché si muove fra due universi opposti, la ragione e la follia, e da questi costantemente attinge per fare, del nostro sé, un sé possibile.
È lungo quel confine che si formano i tanti modi dell’essere che ci costituiscono, e che determineranno più avanti il nostro grado di conoscenza del mondo e di noi stessi, e di conseguenza delle relazioni umane.

Il mondo greco lo sapeva bene, per questo ha inventato la tragedia, sul confine fra apollineo e dionisiaco, fra la ragione che ordina le cose e la follia che le stravolge.
Le stesse maschere con cui gli attori recitavano (l’attore senza maschera è invenzione piuttosto recente) distorcevano voci e lineamenti, perché i Greci sapevano che è con la follia che il reale va impastato per capire il mondo nella sua interezza. In questo senso, la letteratura per ragazzi è figlia della tragedia greca, perché vive di quella follia quanto della ragione, tanto che si potrebbe dire che, se non c’è follia, non si ha letteratura per ragazzi. E il motivo è che, nonostante quel che andiamo in giro a dire noi scrittori per ragazzi, il nostro scopo non è raccontare storie, ma cercare nuovi mondi, libro dopo libro, così come ogni adolescente, passo dopo passo, cerca nuovi sé. E allora coltiviamola, la follia, non lasciamola morire sotto l’egida della ragione, perché ci vuole il fuoco, oltre alla terra, per fare nuovi mondi. E forse è proprio questo il compito più difficile oggi per noi adulti, noi insegnanti, noi genitori: educare i nostri ragazzi alla follia, e insegnare loro ad abitarla, in sicurezza.

A tutti gli insegnanti in ascolto, dunque, lancio una proposta: l’ora di follia (ma dieci minuti in effetti basteranno), fra geostoria e italiano per esempio, o fra musica e tecnologia. Che sia attraverso i libri (quelli buoni), il teatro o la poesia, un’ora di follia per capire come siamo fatti. Perché la follia è parte di noi, e se non siamo noi adulti a insegnarla ai ragazzi, saranno loro a andarsela a cercare. Da soli. Altrove. Nei modi che sappiamo.

Gabriele ClimaScrittore, illustratore e formatore
Autore premio Andersen 2017 con “Il sole fra le dita” (Ed. San Paolo), ha pubblicato libri per diverse fasce d’età e in particolare per i giovani adulti, ottenendo prestigiosi riconoscimenti. Tiene incontri nelle scuole, proponendo la letteratura per ragazzi come strumento per leggere e comprendere nella realtà contemporanea tematiche sociali quali il disagio, la diversità, la discriminazione.
https://www.gabrieleclima.com/