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MILANO

SFIDE – La scuola di tutti
3ª edizione
online dal 14 al 22 novembre 2020

Costruiamo la scuola di domani

Qui la segnalazione di articoli e brevi testi che promuovono positive e propositive considerazioni sulla scuola al tempo del Covid. Pubblicheremo  materiali e proposte di didattica a distanza elaborate considerando come principi orientativi l’insegnare e l’apprendere insieme, l’esperienza diretta, l’interazione e il ragionamento condiviso.



Ottobre 12, 2020 0

Ci chiediamo da tempo se il distanziamento, questa forma necessaria di allontanamento, di lontananza fisica dall’altro, alla fine modificherà la relazione con gli altri, magari dimensionandola su altre misure, e se in particolare, smentendo il più classico dei luoghi scolastici – la classe come comunità di relazioni a portata di mano – finirà per vanificare, sul piano educativo, l’imparare e l’insegnare insieme, quella forma di agire collaborativo che riesce a tenere solidaristicamente uniti il conoscere e il convivere. Se il virus ci lascerà più soli, più indifesi e infine anche un po’ meno interessati a conoscere e comprendere.

Conviene chiederci anche, però, se tutto il sistema di riduzione dei tempi e delle distanze cui abbiamo assistito da un certo numero di anni, e da cui abbiamo pur tratto qualche giovamento, ci abbia reso più prossimi tra noi, più sensibili gli uni agli altri, più intimamente solidali. Forse l’estrema riduzione di ogni distanza e di ogni tempo ci ha soprattutto omologato, mantenuti distinti purché paragonabili agli altri, per diventare infine  comparabili in base ad un criterio – quello del non essere da meno – che ci ha scavato profondamente nei principi e orientato nei comportamenti, finendo per distanziarci comunque. Insomma, la vicinanza di tutto e tutti a tutto e tutti ha finito con l’aumentare il vociare comunicativo ma forse ha ridotto un po’ gli spazi della relazione autentica e solidale. La società globalizzata ci ha resi più vicini, certo, ma non per questo più prossimi.

Ora, con questo virus che dilaga, che sarà dei nostri rapporti personali, sociali, educativi?
Prendo a prestito un’immagine che mi pare efficace: il virus lavora come una talpa, la quale  ha scavato e scava nel sottosuolo della nostra socialità, nel profondo di noi stessi. Anche il virus – che ha una vita immateriale produttrice di fantasmi con cui dobbiamo pure fare i conti – scava, accumula, sparge nelle nostre cantine quel che non riesce a stipare nei piani alti.  Cosa avviene nel profondo di noi stessi? Se la vicinanza, e addirittura talvolta un eccesso di vicinanza, ha sovente generato distanza e solitudine, questo distanziamento riuscirà a generare solidarietà e comunanza? Forse si, se daremo parola a quella terra che il virus, come una talpa,  ci scava dentro.

Diciamo allora che la scuola può forse tentare di seguire questa immaterialità parallela del virus e provare ad avvicinare quei ragazzi che le misure di salute e sicurezza tengono necessariamente distanti. Accostandoli nella condivisione della parola che insegue sentimenti e conoscenze, realizzando così una comunità di ascolto, di esperienza e di discorso.

Come? Dando espressione, con la massima discrezione e con attenzione anche ai silenzi, a quei rumori che provengono dal sottosuolo di ciascuno: stati d’animo, sentimenti, paure ed attese, pensieri irriflessi o considerazioni più meditate possono trovare a scuola un luogo di manifestazione, di ascolto, di rielaborazione. Magari a partire proprio da quanto gli insegnanti hanno da dire di sé e del proprio modo di vivere questa stagione. Certo, la cosa è già avvenuta o sta avvenendo. Occorre continuare a farlo, non solo per aiutarci a sostenere le nostre incertezze, ma anche per ricreare legami, relazioni, comunità. Questo è ciò che potremmo chiamare “la veduta”, il modo personale di approcciarci alla pandemia e al clima emotivo e sociale che suscita. La classe e le sue “vedute”: un guadagno per tutti riuscire a dare loro voce.

E poi c’è la conoscenza. Non si tratta solo di aiutare a far emergere, contenere, ordinare (sarà mai possibile?) i pensieri nascosti; la scuola può accompagnare i fantasmi personali a fare i conti con la conoscenza del virus e della pandemia: con quanto la ricerca scientifica sta mettendo in luce, magari in una prospettiva evoluzionistica, considerando quindi – in una visione ecologica – la questione della salute come bene planetario e condiviso, la vita tout court come bene indivisibile, lo spazio come risorsa a tutti destinata.

Forse condividere la cura, l’ascolto e la conoscenza – la ricerca e la scoperta come modi di relazionarsi alle proprie debolezze e al mondo nel suo insieme – può aiutare a renderci tutti più prossimi e solidali in un contesto di necessario, fisico distanziamento. Si è più vicini in una comunanza di compiti e di intenti, forse, che in una contiguità fisica un po’  taciturna e un po’ indifferente.

Agostino Frigerio

 

 

Officine scuola

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Giugno 17, 2020 0

La lavagna  nell’immaginario collettivo è legata alla scuola.  Fino a un paio di decenni fa e forse ancora per tanti oggi, ad un’idea di scuola tradizionale: uno strumento indispensabile per le spiegazioni e per le interrogazioni, specialmente nelle materie dell’area tecnico-scientifica. Poi pian piano la lavagna di ardesia su cui scrivere con il gesso e quella di metallo bianca su cui operare con il pennarello, sono  andate in disuso perché sostituite dalla LIM che ha segnato un cambio di passo  notevole per tanti docenti: la proiezione di video, la lettura di articoli o l’ascolto di audiolibri, la navigazione in rete alla ricerca di informazioni, lo svolgimento di attività di gamification, i viaggi virtuali con Google maps e la possibilità di registrare le sempreverdi lezioni del docente (spiegazioni frontali e interrogazioni)  da mettere a disposizione degli studenti che  sentono il bisogno di rivederle. Con la didattica a distanza, la LIM è rimasta in classe, ma  i software hanno potuto fornire un decoroso servizio durante le lezioni sincrone, grazie alla condivisione dello schermo da parte del docente. Da non trascurare la lavagna incorporata in alcune piattaforme per il webinar (es. Zoom) con cui proporre spiegazioni o mostrare immagini, testi che il docente commenta. In questo articolo vi voglio parlare d lavagne “aumentate” ossia di lavagne che ci mettono a disposizione funzionalità più potenti quali la condivisione, l’interazione e la possibilità di lavorare a più  mani.

Jamboard

Intendo presentavi la mia esperienza sull’uso di Jamboard, la lavagna di Google che è integrata nella gSuite, ma anche disponibile per l’account personale gmail. Per me è stata una vera scoperta, non certo per lo strumento in sé, ma per la creatività nell’impiego, via via che la usavo insieme ai corsisti nei laboratori per neoassunti. Jamboard è una lavagna essenziale con minime funzionalità, che ho apprezzato inizialmente per le caratteristiche di gratuità, semplicità d’uso e possibilità di condividere. Via via che la usavo ne scoprivo le diverse applicazioni e i differenti  livelli di integrazione nella didattica, secondo il modello SAMR. Di seguito alcuni esempi che ho selezionato proprio in base al modello SAMR

Substitution     SAMR

La tecnologia si sostituisce alla carta e penna e non aggiunge quasi nulla a livello cognitivo; in questo caso la jamboard ha ricoperto il ruolo della vecchia lavagna di ardesia

Augumentation    SAMR

La tecnologia rende possibile l’interazione tra docente e studente: a distanza; lo studente risolve un  esercizio e l’insegnante interviene con spiegazioni aggiuntive.

La lavagna è stata usata per pubblicare i lavori di tutti gli studenti ricreando in parte il clima classe

La lavagna per i saluti e i consigli di lettura estiva

SAMR Modification

La tecnologia favorisce la costruzione collettiva di conoscenza grazie alla condivisione. Una attività di brainstorming di classe sul Covid 19 (per la secondaria di secondo grado)

Qui una attività di problem solving di gruppo (per la secondaria di secondo grado)

SAMR Ridefinition 

Creatività Ossia  tutto quello che possiamo fare grazie alla tecnologia

Con la jam si possono creare tanti giochi  da proporre durante i webinar o da svolgere individualmente (per la primaria e la secondaria di primo grado). Gli anagrammi

Oppure un avvio al pensiero computazionale: dalla lettura dell’albo illustrato al riordino delle  sequenze del racconto con il supporto di un adulto (scuola dell’infanzia e primo anno primaria)

Qui il link ad una raccolta più ricca, grazie anche al contributo dei corsisti dei laboratori Neoassunti di Pavia (IIS Cairoli), di Ostiglia (IIS Galieli) e di Asola (IC Asola)

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Officine scuola

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Maggio 1, 2020 0

Cercando in rete giochi divertenti a contenuto matematico, mi sono imbattuta nel KenKen. Si tratta di inserire in tabelle “nxn” (con un numero uguale  di righe e di colonne) i numeri da 1 a n. Proprio come nel Sudoku i numeri  in ogni riga o colonna devono comparire tutti dall’1 a  “n” senza ripetersi. Per esempio in un KenKen 4×4 ogni riga e colonna devono contenere  i numeri 1, 2, 3, 4. 

La tabella è organizzata in gabbie ossia in blocchi evidenziati da una linea più marcata. In ogni gabbia è presente una istruzione indicata da un numero e una operazione. Il numero è il risultato dell’operazione con i naturali da 1 a n  che si inseriranno nel blocco.  Lo scopo del gioco e’ quindi completare la tabella rispettando le istruzioni presenti nei vari blocchi.

Osserviamo il seguente KenKen 3×3 di esempio: 

Il primo blocco è formato da due caselle orizzontali e contiene l’istruzione “5+” che si interpreta così: il risultato dell’addizione tra due numeri  è 5, dunque i numeri, a meno dell’ordine sono 2 e 3. Il secondo blocco contiene due caselle verticali e l’istruzione “2-”  che si interpreta così: il risultato della sottrazione è 2, perciò i numeri, a meno dell’ordine sono 3 e 1.

I KenKen 3×3 o 4×4 sono  semplici e possono essere affrontati a partire dalla primaria, mentre quelli di dimensioni maggiori richiedono buone capacità  logiche, insomma il KenKen rappresenta una sfida divertente per tutte le età.  E’ un gioco che si può proporre anche durante i webinar scolatici come momento ludico per stimolare la partecipazione e … anche un po’ di competizione positiva. Provate con questo: 

qui la soluzione.  I siti KenKen,  e KenKen in classe http://www.kenkenpuzzle.com/teachers/classroom

Buon divertimento!

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Officine scuola

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Aprile 19, 2020 0

La didattica a distanza non ci assolve dall’impegno della valutazione, ma poiché è cambiato il modo di fare lezione,  cambiano anche gli strumenti e i contesti per la valutazione. Le lezioni sincrone proposte tramite webinar, qualsiasi sia strategia adottata (flipped lesson, didattica per problemi, lezione frontale o altro),   dovrebbero sempre prevedere una fase in cui gli alunni svolgono un ruolo attivo di produzione o di discussione. E’ proprio in questi momenti che noi docenti dobbiamo rilevare evidenze utili per una valutazione formativa.

La mia proposta adatta a tale scopo, è uno strumento agile  realizzato con Google fogli con il quale registrare facilmente in tempo reale le osservazioni.  Si tratta di una rubrica in cui gli  indicatori si riferiscono ai seguenti processi:

  • partecipare: la partecipazione alla discussione di classe
  • applicare:  la realizzazione del prodotto richiesto
  • autonomia: l’organizzazione del proprio lavoro
  • gestione del tempo: rispetto dei tempi delle consegne
  • competenza digitale: padronanza degli strumenti

Per ogni indicatore sono presentati i relativi  livelli  

Lo stesso file può essere impiegato per il monitoraggio di più incontri sincroni in quanto durante una lezione generalmente si riesce a  raccogliere evidenze relative ad una sola parte degli alunni; inoltre lo strumento è fruibile anche in condivisione se si organizzano webinar con altri insegnanti.  

Una anteprima del documento

rbrica

Al link  https://cutt.ly/vt6nBvU è disponibile il foglio di calcolo in modalità di visualizzazione; avendo attivo un account gmail chi vuole sperimentarlo,  può crearne una copia  editabile nel proprio Drive

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Officine scuola

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Aprile 13, 2020 0

Dopo alcune settimane di lezioni da casa, non mancano per i bambini difficoltà  ad organizzarsi, a svolgere tutti i compiti assegnati, a mantenere un costante impegno e viva la motivazione.  Di seguito una check list con cui il Consiglio di classe si autovaluta sulla gestione della classe a distanza 

check list del CDC

Le domande aiutano i docenti a mettere a fuoco i processi da attivare collaborando

Troppe le schede di lavoro in pdf che richiedono un utilizzo sostenuto della stampante, tanti i compiti da svolgere sui quaderni che  necessitano dell’intervento dei genitori per fotografare la pagina e inviare in classroom o sul registro elettronico. 

Come fornire una proposta equilibrata che preveda lo svolgimento della gran parte dei compiti in forma digitalizzata? 

L’idea è una  programmazione settimanale del Consiglio di classe finalizzata alla definizione comune dei carichi di lavoro, alla  differenziazione dei tipi di compiti, alla scelta degli strumenti digitali con cui gli alunni devono realizzarli.  Il coordinamento dei docenti  attraverso la definizione di un piano settimanale avrebbe i seguenti vantaggi:

  • gli alunni possono tenere sotto controllo le loro attività programmandole durante la settimana
  • le  famiglie riescono a  seguire il percorso del loro bambino e a rendersi conto delle difficoltà che incontrano nell’affrontare gli impegni della settimana
  • i docenti tengono monitorato il percorso di apprendimento

Abbiamo pensato ad un  piano settimanale che prevede, in forma grafica, sia una breve presentazione degli argomenti che  il bambino affronta durante la settimana, sia i compiti da svolgere con l’indicazione degli strumenti.  La varietà degli strumenti permette all’alunno  di esercitare diversi tipi di abilità e competenze. Nel piano settimanale abbiamo inserito anche due questionari:

  • il primo  di check in:  il bambino esprime le sue emozioni all’inizio della settimana e ad eventuali esperienze che vuole condividere con le docenti. 
  • il secondo di check out,  grazie al quale l’alunno ripensa ai propri percorsi della settimana, alle modalità con cui è riuscito a portare a termine i compiti e ad eventuali esperienze che vuole condividere con le maestre. 

Il piano settimanale dà un senso comune alle lezioni a distanza. Di seguito un esempio:

  Il piano è organizzato in tre sezioni:

  • la  prima riporta il calendario della settimana (dal… al…) e il nome della scuola;
  • la seconda, numerata, evidenzia i processi cognitivi o operativi che sono implicati nei relativi compiti
  • la terza descrive le attività con i links alle risorse o agli strumenti

Il piano in formato “Google presentazioni” è disponibile per chi fosse interessato, a questo link . Il file è in sola visualizzazione, ma con il comando “File- crea una copia” è possibile  crearne una copia ed editarlo. Per l’alunno il piano  va distribuito in formato pdf e si presenta così:  link

Qui un secondo esempio

Aurora Mangiarotti e Rosangela Mapelli

Officine scuola

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Aprile 9, 2020 0

Fare lezione da casa, con una didattica “del fare” e non “dell’assegnare”

Questo mio contributo è diretto soprattutto ai docenti delle scuole del primo ciclo, ai quali consiglio  alcune strategie per la progettazione e la gestione di una lezione online: un webinar è infatti ben diverso da una lezione in classe. Per tenere viva l’attenzione e coinvolgere gli alunni, una videolezione sincrona  dovrebbe prevedere diversi momenti, essere  simile ad una lezione segmentata che consiste proprio nella partizione del tempo scuola in varie fasi,  caratterizzate da differenti proposte didattiche. La progettazione di una lezione a distanza richiede, oltre che competenze digitali, anche molto impegno e capacità di sapersi reinventare. Per preparare un webinar, prima di tutto  è necessario tener conto del contesto in cui dobbiamo operare e delle infrastrutture dell’istituto. Le dotazioni delle  scuole sono sostanzialmente di tre livelli:

  •  base
    • registro elettronico e piattaforma per videoconferenze (es. Skype, Jitsi, Zoom, …), chat con i genitori
  •  intermedio
    • registro elettronico e piattaforma per videoconferenze (es. Skype, Jitsi, Zoom, …) 
    • classe virtuale creata dal singolo docente in una piattaforma che non richiede  account per l’alunno di età inferiore ai 16 anni (es. Edmodo o Weschool, ….)  
  •  avanzato
    • registro elettronico e piattaforma per videoconferenze (es. Meet, Teams, …) 
    • piattaforma della scuola (Gsuite, Office 365) con classe virtuale e app integrate

L’infrastruttura presente nella scuola condiziona la modalità di interazione dei docenti con studenti e famiglie: se la dotazione è  di base, sarà più difficile garantire non tanto una continuità nell’assegnazione dei compiti, quanto la costanza del feedback sul lavoro  svolto. E’ importante dunque che le scuole si dotino di una piattaforma d’istituto, scegliendo tra le tante opportunità disponibili oggi. 

Fasi sincrona e asincrona 

Pensiamo ora ad una lezione in videoconferenza e ai momenti che la precedono e la seguono. In generale limitiamo all’indispensabile  la richiesta di compilazione di schede in pdf (che devono essere prima stampate) o di svolgimento di esercizi del libro di testo  da realizzare sul quaderno; entrambe le modalità prevedono che il genitore fotografi il compito e lo faccia avere al docente sotto forma di immagine, caricandolo sul registro elettronico o in classe virtuale. 

Come fare allora?

Se la scuola è provvista di una dotazione di base non ci sono molte modalità alternative, ma se abbiamo a disposizione una suite di istituto, possiamo far lavorare gli alunni con documenti di testo, presentazioni e app varie che consentono  un lavoro pienamente digitale e anche collaborativo.

Progettiamo accuratamente, immaginando un incontro online di 45  minuti.

Durante il webinar

  • interazione iniziale con gli alunni per l’accoglienza  [gli alunni usano il microfono per rispondere ai saluti] (5 min);
  • una  domanda breve di ripasso di quanto svolto precedentemente per dare continuità al lavoro che svolgeremo e gli alunni mandano le risposte via chat (senza microfono)] (10 min). In alternativa possiamo usare una app per creare ed erogare un veloce test (es. Kahoot Challenge, Quizziz)
  • lezione  (10 min) proposta  scegliendo tra diversi approcci (spiegazione frontale,  lettura di un testo, lancio di una discussione, presentazione di una situazione-problema, commento di un grafico, simulazioni, attività  con caratteristica di scoperta,  uso di un software specifico, …)  
  • assegnazione di un lavoro agli alunni  con relativa consegna di quanto prodotto (anche se lo svolgimento è parziale) (15 min), 
  • sintesi finale del docente riassumiamo quanto fatto durante l’incontro, chiedendo qualche contributo (ripresa dei termini chiave, spiegazioni brevi,…)  (5 min)

Sentiamo le voci dei bambini, diamo loro spazio e facciamo diventare questi momenti delle occasioni per una valutazione formativa.

Proviamo, sperimentiamo, monitoriamo: 

  • il format funziona?  Allora continuiamo così  
  • è troppo lungo il webinar  per l’intera classe? Suddividiamo  la classe in gruppi e dedichiamo a ciascun gruppo 15 minuti mentre il resto dei bambini ha un lavoretto da svolgere. 
  • abbiamo classi in parallelo con un’altra collega? Prepariamo insieme la lezione  poi proponiamola ai nostri bambini ognuno nella propria classe. 
  • abbiamo un buon rapporto di collaborazione con i nostri colleghi dello stesso consiglio di classe? Se si, progettiamo una lezione interdisciplinare da proporre alla classe partecipando in due  allo stesso webinar, se no allora è il momento di cominciare a lavorare insieme. 

Dovremmo metterci “il cappello da regista” e creare un format che ci rappresenti,  nel  condurre i nostri webinar per ricreare quella quotidianità che avevamo in classe.

Prima del webinar (attività a casa)

Per esempio le lezioni online potrebbero essere precedute dalla visione di un video che introduce all’argomento, dall’analisi di una immagine, dall’ascolto di un audio, da una attività manuale guidata da un tutorial. Compiti brevi che aiutano l’alunno ad entrare in sintonia con il tema dell’incontro successivo. 

In rete sono migliaia e migliaia le risorse disponibili, scegliamo fonti autorevoli e valide; il riuso dei materiali disponibili nel rispetto delle licenze, è un modo per acquisire competenza, nel valutare una risorsa e nell’imparare a produrne di nuove. Quindi esploriamo e remixiamo risorse, se  utili per la nostra didattica. Vedrete che con tempo apprezzerete l’aver imparato a creare i vostri materiali, anche in collaborazione con i colleghi di scuola. 

Dopo il webinar (attività a casa)

 Per la fase offline che segue il webinar, possiamo assegnare

  •  materiali di studio, ad esempio:
    • brevi video (max 3-5 minuti),
    • pagina del libro di testo, 
    • racconto da leggere, problema da inventare
    • attività di gamification per consolidare le conoscenze 
    • schede  autoprodotte ( create con strumenti della piattaforma di scuola)
  • attività manuali guidate da tutorial con invio della fotografia del prodotto finale
    • costruire un tangram di cartoncino  seguendo un tutorial, inventare figure e creare  una storia 
    • costruire una squadra piegando la carta con angoli 30°, 60° per misurare angoli 
    • attività  guidate con caratteristica di scoperta, usando un software specifico   
  • simulazioni di materie scientifiche in ambienti tipo PHET 
  • problemi da risolvere, ma presentati in formato audio per sviluppare capacità di ascolto

L’importante è il coordinamento fra colleghi del consiglio di classe per una equa distribuzione dei carichi di lavoro nella settimana

Conclusione

Dobbiamo convincerci che questa modalità sarà la nostra prassi quotidiana, per  quest’anno scolastico. Sfruttando la tecnologia, abbiamo adesso tempo e strumenti  per “imparare insieme” e “insegnare insieme”: una formidabile opportunità per costruire nelle nostre scuole  comunità di pratica che trovano un proprio modo di operare, di collaborare, di progettare, di valutare. 

E’ un periodo di divieti e restrizioni importanti,  ma anche di straordinaria libertà di sperimentare, di fare ricerca  didattica per implementare modelli nuovi che ci saranno utili anche in un futuro in cui avremo ritrovato una nuova normalità.

Anche noi di Sfide intendiamo fornire un contributo mettendo a disposizione competenze e professionalità:  al link https://sites.google.com/view/insegnareimpararedacasa/home potete trovare  risorse e strumenti per  la didattica a distanza. Il sito è in progress.

Aurora Mangiarotti

#andrà tutto bene

Officine scuola