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MILANO

SFIDE – La scuola di tutti
3ª edizione
Rinviata al 27-29 novembre 2020

Costruiamo la scuola di domani

Informazioni e aggiornamenti sulle novità normative, gli eventi e i dibattiti interessanti



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Giugno 17, 2020 0

La lavagna  nell’immaginario collettivo è legata alla scuola.  Fino a un paio di decenni fa e forse ancora per tanti oggi, ad un’idea di scuola tradizionale: uno strumento indispensabile per le spiegazioni e per le interrogazioni, specialmente nelle materie dell’area tecnico-scientifica. Poi pian piano la lavagna di ardesia su cui scrivere con il gesso e quella di metallo bianca su cui operare con il pennarello, sono  andate in disuso perché sostituite dalla LIM che ha segnato un cambio di passo  notevole per tanti docenti: la proiezione di video, la lettura di articoli o l’ascolto di audiolibri, la navigazione in rete alla ricerca di informazioni, lo svolgimento di attività di gamification, i viaggi virtuali con Google maps e la possibilità di registrare le sempreverdi lezioni del docente (spiegazioni frontali e interrogazioni)  da mettere a disposizione degli studenti che  sentono il bisogno di rivederle. Con la didattica a distanza, la LIM è rimasta in classe, ma  i software hanno potuto fornire un decoroso servizio durante le lezioni sincrone, grazie alla condivisione dello schermo da parte del docente. Da non trascurare la lavagna incorporata in alcune piattaforme per il webinar (es. Zoom) con cui proporre spiegazioni o mostrare immagini, testi che il docente commenta. In questo articolo vi voglio parlare d lavagne “aumentate” ossia di lavagne che ci mettono a disposizione funzionalità più potenti quali la condivisione, l’interazione e la possibilità di lavorare a più  mani.

Jamboard

Intendo presentavi la mia esperienza sull’uso di Jamboard, la lavagna di Google che è integrata nella gSuite, ma anche disponibile per l’account personale gmail. Per me è stata una vera scoperta, non certo per lo strumento in sé, ma per la creatività nell’impiego, via via che la usavo insieme ai corsisti nei laboratori per neoassunti. Jamboard è una lavagna essenziale con minime funzionalità, che ho apprezzato inizialmente per le caratteristiche di gratuità, semplicità d’uso e possibilità di condividere. Via via che la usavo ne scoprivo le diverse applicazioni e i differenti  livelli di integrazione nella didattica, secondo il modello SAMR. Di seguito alcuni esempi che ho selezionato proprio in base al modello SAMR

Substitution     SAMR

La tecnologia si sostituisce alla carta e penna e non aggiunge quasi nulla a livello cognitivo; in questo caso la jamboard ha ricoperto il ruolo della vecchia lavagna di ardesia

Augumentation    SAMR

La tecnologia rende possibile l’interazione tra docente e studente: a distanza; lo studente risolve un  esercizio e l’insegnante interviene con spiegazioni aggiuntive.

La lavagna è stata usata per pubblicare i lavori di tutti gli studenti ricreando in parte il clima classe

La lavagna per i saluti e i consigli di lettura estiva

SAMR Modification

La tecnologia favorisce la costruzione collettiva di conoscenza grazie alla condivisione. Una attività di brainstorming di classe sul Covid 19 (per la secondaria di secondo grado)

Qui una attività di problem solving di gruppo (per la secondaria di secondo grado)

SAMR Ridefinition 

Creatività Ossia  tutto quello che possiamo fare grazie alla tecnologia

Con la jam si possono creare tanti giochi  da proporre durante i webinar o da svolgere individualmente (per la primaria e la secondaria di primo grado). Gli anagrammi

Oppure un avvio al pensiero computazionale: dalla lettura dell’albo illustrato al riordino delle  sequenze del racconto con il supporto di un adulto (scuola dell’infanzia e primo anno primaria)

Qui il link ad una raccolta più ricca, grazie anche al contributo dei corsisti dei laboratori Neoassunti di Pavia (IIS Cairoli), di Ostiglia (IIS Galieli) e di Asola (IC Asola)

[email protected]

Officine scuola

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Maggio 12, 2020 0

Riflessione di Agostino Frigerio di Sfide – La scuola di tutti

Cosa ci insegna la pandemia? Domanda retorica o provocatoria, un senso l’interrogativo ce l’ha. Provo a rispondere, in maniera opinabile, riguardo la scuola.

  1. La scuola, nel suo compito di insegnamento, ora ricorre alla didattica a distanza – che è necessaria, non essendoci alternative, e che può offrire occasioni importanti per rinnovare modi di fare e di pensare.  Ne emergono virtù e vizi, diciamo così, del fare scuola. La prospettiva, ancora un po’ confusa, prevederebbe poi una continuazione di momenti di didattica a distanza e di momenti in presenza, oltre a una riorganizzazione delle classi e del tempo scuola. Insomma, verrebbero a consolidarsi modifiche delle tradizionali routines scolastiche con l’aggiunta di un distanziamento fisico che rischia di divenire sociale: ad esempio non vedremo più bimbi o ragazzi che entrano od escono vocianti, disordinatamente, ma gomito a gomito, viso a viso, con quegli scambi verbali che rimandano a qualcosa che è accaduto ieri in classe o a qualcosa che si teme capiterà tra breve, quando l’insegnante comincerà a interrogare o a fare lezione. Nessuna gioia condivisibile per un bel voto, e la delusione per la nota da tenere dentro. Non un timido sorriso, né una arrabbiata parolaccia da spartire con i compagni.

Cambiano delle cose, evidentemente. Basta pensare allo spazio. Riporto un intervento del filosofo Carlo Sini sul tema: la classe, e in genere un gruppo che apprende, è “un gruppo di esseri umani che si trova insieme ad abitare uno spazio comune, non uno spazio infinito ma uno spazio a portata di mano; uno spazio destinato allo scambio di parole, gesti, immagini, ecc., in cui lo scambio è tutt’uno con lo stare insieme, con la relazione interumana; uno spazio in cui tutto ciò che avviene, lì a portata di mano, è da regolamentare, da adattare al meglio”. E tutti i giorni da richiamare, anche solo con uno sguardo fulmineo e severo, o un sorriso accattivante che accompagna un richiamo o un incoraggiamento. In classe il corpo è protagonista non assoluto ma primario: prova a muoverti durante la spiegazione di matematica! Spazio di conoscenza e di relazione, spazio di formazione. Cosa cambia ora? Credo che non lo sappiamo bene ancora, ma certo viene meno quel “a portata di mano” in base a cui siamo soliti ragionare.

Certo la distanza obbliga a diverse routines: quando spegni il collegamento dopo quattro o cinque ore di lezione, ti ritrovi non il compagno di classe con cui scambiare due parole, ma lo schermo nero davanti agli occhi.

Qualche domanda ce la siamo già fatta più volte, alcune cose già sono state dette.

Sembra quasi che questo virus abbia sbarrato le nostre due principali direzioni di marcia – insegnare insieme, apprendere insieme – per rimettere tutto in discussione.

Che ne sarà della socialità – e se guardo all’infanzia, alla primaria e alla secondaria di I° grado la penso molto fisica, molto vissuta nella prossimità -, quella socialità fatta di comunicazione extraverbale che tanto conta nella relazione? Che ne sarà della inclusione? Leggo che il 20% dei ragazzi rischia l’esclusione per problemi tecnologici. Dei bambini in difficoltà, dei ragazzi disabili? E del lavoro di gruppo? La scuola ora più che mai può, deve rappresentare un fattore di stabilizzazione delle relazioni e delle identità, che il lungo isolamento ha certamente messo alla prova. Infine, come faremo a condurre verso un apprendimento cooperativo digitale gli insegnanti che non hanno mai sperimentato la cooperazione in classe?

  1. Ma come faremo a settembre? Alcune ipotesi parlano di turnazioni, alternanza di presenza e distanza, riorganizzazione delle classi. Mi chiedo – pur essendo consapevole che non pare esistano alternative praticabili – se questo non condurrà ad un impoverimento della formazione, cognitiva e sociale. Troveremo modo di guadagnarci?

Innanzitutto mi chiedo – scusate l’insistenza un po’ petulante – se queste preoccupazioni sono generali e, nel caso, se riusciamo a farle oggetto di riflessione condivisa e di proposte comuni. Mi pare un compito politico importante. 

Poi, guardando la scuola da dentro, mi chiedo se possiamo trovare orientamenti per rendere il distanziamento una opportunità di socialità, di apprendimento collaborativo, di sviluppo di un apprendimento che richiede essenzialmente la partecipazione con altri. Evitando il riaffermarsi di un insegnamento frontale e trasmissivo. Insomma, forse dovremmo guardare – proprio per non perdere la relazione e la socialità – soprattutto a contenuti e modalità di lavoro in modo che il cognitivo, proprio per crescere, richieda una forte cooperazione, richieda un necessario e non artificioso rapporto con gli altri.

Sempre da dentro. Grave errore a mio avviso sarebbe oggi cercare di ripetere la scuola di prima a prescindere da quello che è successo. E cosi avviene ogni volta che si pensa di mantenere i contenuti di prima, comprimendoli nelle nuove forme (insegnamento a distanza, frequenza a giorni e gruppi alterni, e così via).

Credo che occorra rifocalizzare le finalità e poi riscrivere il curricolo, sapendo che il curricolo può venire insegnato, e appreso, secondo modalità differenziate. Parti del curricolo possono venire insegnate in presenza, parte a distanza; parte in forme ludiche, operative, mimiche, che se non è in grado la scuola di attuare, si possono realizzare aprendo la scuola a diverse agenzie culturali, e ad associazioni che fanno del sociale la loro missione.  

Insomma, se cambia la forma – il medium, il contenitore – anche il contenuto – il messaggio – cambia.

La scuola può rileggere il curricolo, assegnando alla distanza temi, contenuti, progetti che mentre curano la socialità dei ragazzi offrono loro di diventare protagonisti di un progetto, e facitori di un compito comune?

L’Europa – faccio un esempio – può diventare un tema/progetto della distanza? A questo allora aggancio la scrittura, la letteratura, le lingue, l’arte, la matematica e l’economia, la geografia e la storia, certo non secondo scansioni e tempi dei libri di testo e dei programmi canonici, ma rimettendo in gioco una linea evolutiva dell’insegnamento disciplinare, cercando collegamenti tra le discipline che lancio o riprendo in classe.

Per ricordare una vecchia canzone di Guccini, ha senso dire cose vecchie con il vestito nuovo? Vestito nuovo, vita nuova

  1. Guardiamo la scuola da fuori, adesso.

La scuola può farcela da sola? Forse no. La scuola ha insegnanti bravissimi, competenti e con visione educativa formidabile per la tenuta della società. Ma anche insegnanti che ce la fanno a fatica. Ma al di là delle personali virtù, per la scuola, per il suo buon lavoro, occorre risvegliare e raccogliere risorse extrascolastiche, “il più ampio contesto sociale”. E perché la ricostruzione di un tessuto sociale che era già frantumato e che questa pandemia pare non essere in grado di rigenerare, ma che abbiamo il dovere di ricostruire, perché questa grande operazione sociale e politica non può mettere inizialmente al centro la scuola, l’educazione, le nuove generazioni?

La scuola, consapevole del suo compito più grande di lei, riconoscendo umilmente i propri limiti, deve suscitare e raccogliere risorse ed energie dentro e fuori di lei perché la sua misura è il compito che la guida, non il limite che porta.

E chi può collaborare – allora – se non la “comunità” di cui la scuola è parte? Nessuna “comunità” nel vecchio senso che davano al termine i fautori delle scuole di appartenenza (forse qualcuno ricorderà antiche polemiche); no, dico la comunità sociale con tutte le sue varianti e ricchezze, la comunità civile di cui l’ente locale e le sue diramazioni ne è parte, in un quadro istituzionale ampio e generale, ma concreto. Quell’ambito locale di partecipazione a qualcosa di comune che vale per tutti: sostanza della democrazia, di una democrazia solidale, perché solo questa solidarietà la rende solida. Così gli insegnanti possono ben essere accompagnati da tirocinanti (che per esempio dedicano un intero anno di formazione a una scuola), volontari di associazioni che si occupano del tempo libero, degli orti scolastici, di seguire i compiti, e così via. Finora ciascuno spesso a casa propria, a distanza dagli altri. I doposcuola che non riescono a divenire interlocutori della scuola, la scuola che li ignora, fingendo di non sapere che sono frequentati da molti dei suoi ragazzi. Ora gli spazi e le competenze vanno messi a disposizione, non gelosamente trattenuti: serve una collaborazione locale che sostenga un percorso di cui la scuola ha la regia ma che anche altri seguono, cui molti cooperano. Altrimenti la scuola non ce la fa: giorni a scuola, giorni a distanza, nuovi orari e tempi per l’insegnamento. Chi ce la fa, ce la fa, ma chi arranca, si perde.

Eppure, anche nel cambiamento dei modi si potrebbe trovare una forma di coinvolgimento dei più deboli, cui forse il format scolastico precedente non andava un granché bene.  Sì, anche questo è possibile: non solo ragazzi da recuperare, ma reinventare una relazione con loro. Una possibile rinascita?

Quindi è possibile nutrire speranza, certo, altro che!, ricordando un pensiero di Vaclav Havel: “La speranza non ha niente a che vedere con l’ottimismo. Non è la convinzione che qualcosa andrà bene, ma la certezza che qualcosa ha un senso, indipendentemente da come finirà”.

Admin

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Maggio 1, 2020 0

Cercando in rete giochi divertenti a contenuto matematico, mi sono imbattuta nel KenKen. Si tratta di inserire in tabelle “nxn” (con un numero uguale  di righe e di colonne) i numeri da 1 a n. Proprio come nel Sudoku i numeri  in ogni riga o colonna devono comparire tutti dall’1 a  “n” senza ripetersi. Per esempio in un KenKen 4×4 ogni riga e colonna devono contenere  i numeri 1, 2, 3, 4. 

La tabella è organizzata in gabbie ossia in blocchi evidenziati da una linea più marcata. In ogni gabbia è presente una istruzione indicata da un numero e una operazione. Il numero è il risultato dell’operazione con i naturali da 1 a n  che si inseriranno nel blocco.  Lo scopo del gioco e’ quindi completare la tabella rispettando le istruzioni presenti nei vari blocchi.

Osserviamo il seguente KenKen 3×3 di esempio: 

Il primo blocco è formato da due caselle orizzontali e contiene l’istruzione “5+” che si interpreta così: il risultato dell’addizione tra due numeri  è 5, dunque i numeri, a meno dell’ordine sono 2 e 3. Il secondo blocco contiene due caselle verticali e l’istruzione “2-”  che si interpreta così: il risultato della sottrazione è 2, perciò i numeri, a meno dell’ordine sono 3 e 1.

I KenKen 3×3 o 4×4 sono  semplici e possono essere affrontati a partire dalla primaria, mentre quelli di dimensioni maggiori richiedono buone capacità  logiche, insomma il KenKen rappresenta una sfida divertente per tutte le età.  E’ un gioco che si può proporre anche durante i webinar scolatici come momento ludico per stimolare la partecipazione e … anche un po’ di competizione positiva. Provate con questo: 

qui la soluzione.  I siti KenKen,  e KenKen in classe http://www.kenkenpuzzle.com/teachers/classroom

Buon divertimento!

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Officine scuola

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Aprile 19, 2020 0

La didattica a distanza non ci assolve dall’impegno della valutazione, ma poiché è cambiato il modo di fare lezione,  cambiano anche gli strumenti e i contesti per la valutazione. Le lezioni sincrone proposte tramite webinar, qualsiasi sia strategia adottata (flipped lesson, didattica per problemi, lezione frontale o altro),   dovrebbero sempre prevedere una fase in cui gli alunni svolgono un ruolo attivo di produzione o di discussione. E’ proprio in questi momenti che noi docenti dobbiamo rilevare evidenze utili per una valutazione formativa.

La mia proposta adatta a tale scopo, è uno strumento agile  realizzato con Google fogli con il quale registrare facilmente in tempo reale le osservazioni.  Si tratta di una rubrica in cui gli  indicatori si riferiscono ai seguenti processi:

  • partecipare: la partecipazione alla discussione di classe
  • applicare:  la realizzazione del prodotto richiesto
  • autonomia: l’organizzazione del proprio lavoro
  • gestione del tempo: rispetto dei tempi delle consegne
  • competenza digitale: padronanza degli strumenti

Per ogni indicatore sono presentati i relativi  livelli  

Lo stesso file può essere impiegato per il monitoraggio di più incontri sincroni in quanto durante una lezione generalmente si riesce a  raccogliere evidenze relative ad una sola parte degli alunni; inoltre lo strumento è fruibile anche in condivisione se si organizzano webinar con altri insegnanti.  

Una anteprima del documento

rbrica

Al link  https://cutt.ly/vt6nBvU è disponibile il foglio di calcolo in modalità di visualizzazione; avendo attivo un account gmail chi vuole sperimentarlo,  può crearne una copia  editabile nel proprio Drive

[email protected]

Officine scuola

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Aprile 17, 2020 0

Cari amici di Sfide, 

Sfide è da sempre luogo di incontro tra le figure che ogni giorno vivono la scuola. Durante questa emergenza abbiamo deciso di evidenziare questa nostra natura attraverso l’iniziativa di volontariato “Aiuta uno studente”, attraverso la quale Sfide vuole sostenere le famiglie in questo momento di difficoltà, aiutando gli studenti (tramite lezioni online in modalità sincrona) nello svolgimento delle attività didattiche. 

Se sei un insegnante e vuoi dedicare il tuo tempo form per raccogliere la disponibilità di insegnanti volontari che vogliono dare un supporto didattico a quegli alunni/studenti che, per vari motivi, hanno difficoltà o fanno fatica a seguire il percorso scolastico in questo periodo.

Vi chiediamo di diffondere quanto più possibile questa iniziativa, tra i vostri colleghi, amici, all’interno della vostra scuola e delle reti di docenti in cui siete inseriti, docenti non più in servizio ma che hanno ancora voglia di mettere a disposizione la propria esperienza e le proprie competenze… Insomma, abbiamo bisogno di voi! 

Se sei un genitore e hai bisogno di un supporto didattico per i tuoi figli, compila questo form. Ti metteremo in contatto con un docente volontario il prima possibile. 

 

Suggerimenti…

Approfittiamo per segnalare sul sito di SFIDE – La scuola di tutti, l’articolo “Facciamo attenzione al carico di lavoro”, sulla necessità di una maggiore collaborazione e coordinamento tra insegnanti proprio in questo periodo, oltre all’articolo “Le proposte che sfidano la lontananza”, che presenta la nostra idea di didattica a distanza.

Grazie ancora, e aspettando le vostre proposte, vi ricordiamo che la prossima edizione di 

SFIDE – La  scuola di tutti sarà dal 27 al 29 novembre, sempre all’interno di Fa’ la cosa giusta! in fieramilanocity.

Admin

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Aprile 13, 2020 0

Dopo alcune settimane di lezioni da casa, non mancano per i bambini difficoltà  ad organizzarsi, a svolgere tutti i compiti assegnati, a mantenere un costante impegno e viva la motivazione.  Di seguito una check list con cui il Consiglio di classe si autovaluta sulla gestione della classe a distanza 

check list del CDC

Le domande aiutano i docenti a mettere a fuoco i processi da attivare collaborando

Troppe le schede di lavoro in pdf che richiedono un utilizzo sostenuto della stampante, tanti i compiti da svolgere sui quaderni che  necessitano dell’intervento dei genitori per fotografare la pagina e inviare in classroom o sul registro elettronico. 

Come fornire una proposta equilibrata che preveda lo svolgimento della gran parte dei compiti in forma digitalizzata? 

L’idea è una  programmazione settimanale del Consiglio di classe finalizzata alla definizione comune dei carichi di lavoro, alla  differenziazione dei tipi di compiti, alla scelta degli strumenti digitali con cui gli alunni devono realizzarli.  Il coordinamento dei docenti  attraverso la definizione di un piano settimanale avrebbe i seguenti vantaggi:

  • gli alunni possono tenere sotto controllo le loro attività programmandole durante la settimana
  • le  famiglie riescono a  seguire il percorso del loro bambino e a rendersi conto delle difficoltà che incontrano nell’affrontare gli impegni della settimana
  • i docenti tengono monitorato il percorso di apprendimento

Abbiamo pensato ad un  piano settimanale che prevede, in forma grafica, sia una breve presentazione degli argomenti che  il bambino affronta durante la settimana, sia i compiti da svolgere con l’indicazione degli strumenti.  La varietà degli strumenti permette all’alunno  di esercitare diversi tipi di abilità e competenze. Nel piano settimanale abbiamo inserito anche due questionari:

  • il primo  di check in:  il bambino esprime le sue emozioni all’inizio della settimana e ad eventuali esperienze che vuole condividere con le docenti. 
  • il secondo di check out,  grazie al quale l’alunno ripensa ai propri percorsi della settimana, alle modalità con cui è riuscito a portare a termine i compiti e ad eventuali esperienze che vuole condividere con le maestre. 

Il piano settimanale dà un senso comune alle lezioni a distanza. Di seguito un esempio:

  Il piano è organizzato in tre sezioni:

  • la  prima riporta il calendario della settimana (dal… al…) e il nome della scuola;
  • la seconda, numerata, evidenzia i processi cognitivi o operativi che sono implicati nei relativi compiti
  • la terza descrive le attività con i links alle risorse o agli strumenti

Il piano in formato “Google presentazioni” è disponibile per chi fosse interessato, a questo link . Il file è in sola visualizzazione, ma con il comando “File- crea una copia” è possibile  crearne una copia ed editarlo. Per l’alunno il piano  va distribuito in formato pdf e si presenta così:  link

Qui un secondo esempio

Aurora Mangiarotti e Rosangela Mapelli

Officine scuola


Marzo 5, 2020 0

Vi segnalo un sito creato da Google  “Arts & culture”,
https://artsandculture.google.com/ molto interessante per percorsi didattici trasversali, ispirati all’arte. Cliccando sul menù a sinistra (le tre lineette nere) e selezionando “Collezioni”, possiamo esplorare Musei di tutto il mondo e trovare fonte di ispirazione  per superare questi momenti di incertezza.
Le immagini hanno una definizione così alta che possiamo zoomare tantissimo per cogliere fin nei minimi particolari le caratteristiche di un’opera
Fate una prova al link https://artsandculture.google.com/asset/madonna-of-the-goldfinch-raffaello-sanzio/oAFhnMjj7HippQ dove potrete ammirare un quadro di Raffaello. Qui anche una presentazione di Google arts & culture.
Perchè  non far seguire all’attività di esplorazione di un’opera, un’attività creativa con DeepDream (https://deepdreamgenerator.com/)?

Deep Dream è un esperimento di intelligenza artificiale creato da Google e si basa su un codice in grado di identificare nelle immagini alcuni pattern, replicandoli all’infinito.

Io ho provato con la foto del mio micio: di seguito l’originale e quella modificata

La webapp libera davvero la vostra creatività

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Febbraio 28, 2020 0

La collega Stefania Bassi, membro dell’equipe formativa territoriale del Lazio che avrebbe dovuto presentare un laboratorio su Gianni Rodari a Sfide2020, ci segnala un’interessante iniziativa per ricordare l’autore de “La grammatica della fantasia” :  un gioco social organizzato proprio dall’equipe formativa del Lazio.

Per tutto il Mese della Sicurezza in Rete, a partire dall’11 febbraio, giorno in cui si celebra il Safer Internet Day, e fino all’11 marzo, l’Equipe Territoriale Formativa del Lazio apre le iscrizioni per #RodariSocial, proponendo un’esperienza di social reading dedicata a tutte le scuole, in particolare quelle del primo ciclo.

Per partecipare basta inviare una mail a [email protected] e ricevere così tutte le indicazioni ed i materiali (come il paper tweet)!

Si giocherà a partire dall’11 marzo, per circa un mese, fino all’8 aprile.
Secondo il calendario di lettura, indicato di seguito, le classi partecipanti leggeranno diversi testi tratti da alcuni capolavori di Rodari, per poi produrre dei brevi messaggi e proseguire idealmente -e fantasticamente- storie e filastrocche.
Per maggiori info https://www.scuoladigitalelazio.it/index.php/mese-della-sicurezza-in-rete

 

Officine scuola

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Febbraio 12, 2020 0

Il 7 Marzo dalle 11.30 alle 13.00 Sfide la scuola di tutti ospiterà un incontro sul tema “I valori della scuola” . Interverranno Milena Santerini Ordinario di Pedagogia generale presso la Facoltà di Scienze della Formazione, Università Cattolica del Sacro Cuore. Deputata della XVII legislatura, ora Coordinatrice nazionale per la lotta contro l’antisemitismo, Lella Carimali Docente di matematica e fisica del liceo Vittorio Veneto, Milano. Scrittrice, unica italiana tra i finalisti del Global Teacher Prize, Andrea Gentili Ricercatore in Economia Politica e docente di Economia della Conoscenza per l’Università degli Studi Internazionali di Roma, Agostino Frigerio già dirigente scolastico, formatore e docente a contratto presso l’Università Milano Bicocca, collabora con la Fondazione C.M.Martini e con l’Università Cattolica per un progetto in Medio Oriente, modera  Massimo Cirri  Conduttore di Caterpillar di Radio 2.

La seguente riflessione è a cura del Dott. Agostino Frigerio che ha coordinato  l’organizzazione del convegno

Perché centrare un incontro sui “valori” della scuola? Per due sostanziali ragioni.

Certo perché vorremmo evitare i soliti cahiers des doleances e focalizzare l’attenzione sulle energie positive che la scuola raccoglie e diffonde, rendendo in ciò ragione anche a tutti quegli insegnanti che credono profondamente nel loro operare con i ragazzi. Ma anche perché il termine “valore” richiama il senso dell’operare: valore è quel che coagula, orienta, raccoglie e soprattutto distribuisce, diffonde, mette a disposizione, restituisce con qualcosa in più. Siamo convinti che la scuola sia un valore in quanto capace di tenere insieme esperienze e discorsi sul funzionamento delle cose e quelli sul loro senso.  Lo “spirito di geometria” e la sensibilità per l’umano. In questo contesto, in cui sono cambiati i modi dell’apprendere, una scuola per la conoscenza e la convivenza, una scuola per includere e unire ha nuove risorse a disposizione. Sfide le ha sintetizzate così:

insegnare e apprendere insieme, il territorio e la cittadinanza, i libri e la libertà.

Riteniamo siano i valori centrali della scuola per un Paese democratico, alcune delle sue aspirazioni fondanti che desideriamo mettere in luce attraverso questo convegno e le numerose testimonianze, le diverse esperienze che stiamo presentando nei seminari, nei laboratori, negli ateliers. Certo il nostro sistema scolastico partecipa della crisi di molti altri sistemi, come giudicano diversi esperti: vive crisi di identità e di senso, non riesce ad essere efficace e nel contempo a raggiungere risultati di equità. Eppure conserva e rigenera conoscenze e relazioni, essenziali per la vita dei singoli e della società. Noi riteniamo che la scuola esprima già “valori” che le migliori esperienze consegnano al Paese, e che si tratta di esperienze che si incontrano tanto nei licei più esigenti e prestigiosi delle grandi città quanto in sconosciute scuole di periferia e di provincia. La scuola esprime valori nel suo essere occasione di apprendimenti significativi per i ragazzi, quegli apprendimenti che aprono la ricerca e non la chiudono, quegli apprendimenti che durano, che promuovono altre conoscenze, che riconoscono la solidarietà delle discipline (Morin, 2004), che accolgono volentieri il contributo che può offrire il gruppo degli insegnanti e quello degli studenti alle competenze, alla formazione di ciascuno. Imparare insieme, insegnare insieme.

In genere per individuare il valore dell’istruzione si fa riferimento alle scuole di eccellenza, soprattutto a livello secondario e universitario. Bene, se andiamo a vedere da vicino queste esperienze, troviamo che si tratta di scuole che sono in grado di offrire occasioni diversificate per convivere, per pensare, per pensare insieme, scuole aperte al territorio, ai diversi linguaggi.

E’ anche la storia della scuola a parlare dei suoi valori. La scuola italiana da quarant’anni ha fatto la scelta dell’inclusione degli allievi con diverse abilità. Ha fatto la scelta della pluralità culturale: e questo pensando non solo ai nuovi italiani, alle prime o seconde generazioni, ma anche ai ragazzi italiani che sono già di per sé portatori di conoscenze e atteggiamenti molto diversificati, di identità plurime e di appartenenze varie. Una scuola che include e una scuola che unisce.  Ma la scuola (così una recente ricerca francese curata da Bernard Lahire: “Enfances de classe” ) rappresenta anche il più importante fattore di stabilizzazione per una infanzia e un’adolescenza che vivono almeno in parte in condizione di precarietà e disequilibrio. Una scelta di qualità – così noi pensiamo – è quella che sa partire, e non prescindere, dalle diversità e in particolare dalle situazioni di fragilità e di debolezza, vero terreno di sfida. Da qui sorge l’esigenza di un cambiamento nei modi di insegnare, un ampliamento del repertorio didattico, la socializzazione delle pratiche di insegnamento e il costante confronto sui contesti di apprendimento.

Un appunto riguardo l’insegnare insieme. La collegialità è una dimensione centrale della professionalità docente da numerosi decenni. Sulla base di alcuni dati che abbiamo raccolto attraverso una piccola indagine svolta a dicembre scorso da Sfide, sembrano emergere al riguardo aspetti di incertezza. Mentre da un lato si considera tratto essenziale del lavoro docente la collaborazione con i colleghi per instaurare nella scuola un clima favorevole agli studenti; d’altro canto la collegialità viene considerata più come supporto nelle situazioni problematiche che come vero e proprio contesto comune di confronto, riflessione e azione. La scelta delle strategie didattiche per esempio è considerata più una incombenza personale di ciascun insegnante che un compito del gruppo docente. Stanchezza per un sovraccarico di compiti e responsabilità?

Vi è del resto un numero di studenti “deboli”, per i quali la scuola non sa bene come muoversi: e questo vale – certo con numeri diversi – per le medie, per i licei, per gli istituti tecnici e professionali. Ed ecco che l’indagine della Fondazione Agnelli dello scorso anno ci consegna un criterio di grande importanza per valutare le performances delle scuole: l’eccellenza di una scuola non è data solo dai risultati dei suoi allievi migliori, ma dalla capacità di tenere insieme l’eccellenza e la tutela. Se non abbandona studenti lungo la strada, la scuola è migliore (sono i numeri a dirlo).

Crediamo infine di individuare una linea strategica generale in grado di favorire l’eccellenza formativa lungo quei percorsi che cercano di coniugare il sapere e il saper fare, l’apprendere e il convivere, la qualità degli apprendimenti degli studenti insieme alla qualità dell’inclusione sociale. Insegnare insieme, apprendere insieme. La solidarietà tra i saperi, la nuova frontiera dell’epistemologia, può avvenire senza richiamare la “solidarietà” tra chi insegna e tra chi apprende? Senza un dialogo tra linguaggi, il libro e nuove forme di comunicazione?

Ora, noi vorremmo sottoporre a un contraddittorio questi nostri pensieri, queste considerazioni. Un confronto con tre ambiti dell’essere scuola che sono rappresentati dalle pratiche didattiche, perché la scuola alla fine è “fare scuola”; dalla ricerca educativa, perché l’essere in ricerca a scuola rappresenta una dimensione dell’insegnare – rigore metodologico, esplorazione dei contesti, controllo dei risultati – che può arricchire le pratiche e anche offrire temi, dati, contributi alla riflessione sulla scuola. Ed infine, la riflessione pedagogica come ambito di pensiero che offre prospettive e restituisce riflessioni alla ricerca e alle pratiche d’insegnamento.

Bene, sottoponiamo agli esperti che partecipano a questo convegno le ipotesi che abbiamo enunciato per metterle alla prova della ricerca educativa, della riflessione pedagogica e delle esperienze più significative di insegnamento realizzatesi nel nostro Paese.

iscrizioni

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