Se insegni, probabilmente te lo chiedi ogni giorno: come si costruisce benessere in classe?
Come si crea uno spazio in cui sia possibile godere del tempo e della presenza degli altri, esprimersi senza paura, affrontare gli errori senza sentirsi giudicati? Come affrontare fatti e argomenti dolorosi perché diventino occasioni di crescita e non di scontro o di chiusura?
È una sfida educativa centrale, in un’epoca difficile da comprendere e da raccontare alle ragazze e ai ragazzi. E non riguarda solo chi insegna, riguarda tutti, ogni giorno, sempre più.
Forse il primo passo è uscire dalla “cattività”. Il contrario del benessere non è la fatica – che i giovani accettano se intravedono un senso – né il conflitto, che può generare confronto e propulsione. Il problema è sentirsi prigionieri. Quando si ha paura di parlare per non essere esposti alle risate, quando ogni errore diventa una colpa, quando il giudizio pesa più della ricerca. Quando i sentimenti vengono nascosti o devono essere messi a tacere. Quando abbiamo la sensazione che ciò che ci chiama davvero resta fuori dalla classe, in attesa della fine della giornata. È un clima opprimente che avvolge studenti e docenti.
In alcuni casi, anche senza volerlo, produciamo questa condizione. Ad esempio, urlando in classe. Nessuno dovrebbe alzare la voce contro qualcuno, tanto più un adulto. Così i giovani imparano a sentirsi in cattività e iniziano a sfiduciare il mondo adulto. A volte trasmettiamo sfiducia o disillusione, e questa amarezza, dovuta a motivi personali o a un clima diffuso, sottrae piacere e senso al tempo condiviso in classe.
Dobbiamo liberarci da questa aria inchiodata che ci tiene in una trappola, mentre la scuola può essere una pista di decollo per ogni volo della mente, una bottega in cui prendono forma un linguaggio nuovo e relazioni sane. I primi educatori dei giovani sono i giovani. Bisogna imparare da loro e lavorare su elementi concreti: il linguaggio, la qualità concreta dell’ascolto, l’organizzazione del tempo e dello spazio. Perché il benessere non è un obiettivo aggiuntivo, è la precondizione che rende possibile condividere e rilanciare il compito indicato da Gianni Rodari, passare “dall’accettazione passiva del mondo, alla capacità di criticarlo, all’impegno per trasformarlo”.
Daniele Aristarco, scrittore e formatore
DANIELE ARISTARCO CONDUCE IL WORKSHOP
📌 Benessere in classe: pratiche e strumenti per un’educazione alla nonviolenza
📅 Domenica 15 marzo, ore 10:00, Fiera Milano Rho
👩🏫 per insegnanti della Primaria e Secondaria